Per una modifica urgente della legge Del Rio, prima delle elezioni 2027

“Il consenso politico è pressoché unanime: la legge Delrio per la modifica istituzionale delle Provincie e la costituzione delle Città Metropolitane è la peggiore legge che si poteva fare in materia.

Un esempio perfetto di cosa può significare lo scardinamento dell’assetto istituzionale, assecondando l’impoverimento delle funzioni amministrative degli enti locali e della loro rappresentanza politica, con la relativa lesione della sovranità popolare, abolendo l’elezione a suffragio universale dei Presidenti e dei Consiglieri, estromettendo gli elettori da ogni decisione inerente l’ente territoriale metropolitano, fino ad espropriarli non solo del diritto di scegliere i propri rappresentanti ma anche impedendogli il diritto di voto.

Una conseguenza, non del tutto naturale ma possibile, dopo la modifica del titolo V della Costituzione e l’introduzione in Costituzione delle Città Metropolitane. Un vero regalo alla cultura dell’accentramento dei poteri fuori da qualunque serio controllo democratico, sulla scia di riforme elettorali e istituzionali che dal 1988 con il “Manifesto dei 31” e i referendum conseguenti, segnano la data della Seconda repubblica.

È la storia infame del maggioritario, o peggio ancora del cosiddetto del proporzionale con premio di maggioranza, contro lo spirito proporzionale puro della Costituzione. Oggi il sistema politico sembra ancora imballato su questa cultura e, invece che intervenire abrogando le norme peggiori, in primis la legge Delrio, rischia di perpetuare il danno con stupidaggini di varia natura, nuove leggi elettorali nazionali e addirittura nuove leggi speciali per Milano o Roma capitale. Con la previsione allucinante di concedere i poteri legislativi al Consiglio comunale della capitale sottraendoli ai poteri della Regione.

Un generale cavallo di Troia per trasformare poco a poco la nostra democrazia parlamentare in una democrazia plebiscitaria con tanti capi carismatici unti dal Signore e nuovi Podestà.

Ma arriviamo alla questione di fondo.

Tutti i partiti che in questi lunghi anni, dall’approvazione della Delrio nel 2014 ad oggi, hanno criticato questa legge, hanno la volontà di fare qualcosa per rimediare al maltolto? Oppure siamo alle solite: della democrazia istituzionale non frega niente a nessuno?

Il vulnus principale della Delrio è stato quello di attribuire il ruolo di Sindaco della Città Metropolitana al Sindaco del Comune capoluogo senza che nessuno lo voti o lo scelga. Questa è la questione centrale che andrebbe rimossa per restituire agli elettori il diritto di scegliere e di votare.

La ragione di fondo di questa necessità è in primo luogo l’eliminazione del conflitto di interesse tra il Sindaco del Capoluogo e il Sindaco Metropolitano non eletto.

Un conflitto peraltro ragionevole, perché non c’è nessuna ragione al mondo perché il Sindaco del Capoluogo non risponda in primo luogo agli interessi dei propri cittadini elettori qualora fossero in contrasto con gli interessi dei cittadini della grande Milano.

Nel 2015 fu presentata la prima proposta di legge di iniziativa popolare da alcuni Consiglieri Metropolitani di Milano tra i quali Biscardini, Alparone, Osnato, Cappato, supervisionata da Felice Besostri e Giorgio Galli e a quella data siamo fermi.

Ma le elezioni comunali di Milano del 2016 e del 2021, non essendo intervenuta una modifica parlamentare, hanno trascinato con sé l’automatismo delle elezioni del Sindaco di Milano come Sindaco della Città Metropolitana. Se non si interviene subito anche le elezioni amministrative del 2027 non consentiranno a tutti i cittadini dei 133 Comuni della Città Metropolitana di eleggere il proprio Sindaco/Presidente Metropolitano perpetuando questo equivoco.

Per la verità alcune proposte di legge, per eliminare le distorsioni della Delrio, sono state presentate in Parlamento da diverse forze politiche.

Adesso si tratta di chiedere a questi parlamentari di essere conseguenti e procedere per l’approvazione di un testo condiviso.

Ecco alcune proposte, ancorché minimaliste, per correggere la legge sulle Città Metropolitane:

- Si propone l’elezione diretta del Sindaco metropolitano da parte di tutti gli elettori dei Comuni della Città Metropolitana con ballottaggio obbligatorio qualora al primo turno abbiano partecipato meno del 50% degli aventi diritto.

- Al ballottaggio non accedono solo i primi due candidati ma tutti coloro che superano il 12,5% degli aventi diritto.

- Alla candidatura del Sindaco si accompagna quella di un Vicesindaco.

- Le candidature vanno presentate almeno 60/90 giorni prima delle elezioni e ciò vale anche per le liste dei candidati a Consiglieri.

- Non è previsto alcun premio di maggioranza ma per sfiduciare il Sindaco occorre una maggioranza dei 2/3 dei Consiglieri.

- Sono previste elezioni anticipate del Sindaco e dei Consiglieri solo in caso di sfiducia/revoca contestuale del Sindaco e del Vicesindaco.

- È previsto l’aumento dei poteri di controllo e indirizzo del Consiglio Metropolitano, nonché referendum obbligatori per quanto riguarda opere infrastrutturali o ambientali di particolare rilevanza.

Una eccezione può essere sottoposta al vaglio del Parlamento e riguarda un sistema di elezione del Sindaco Metropolitano rovesciata rispetto alla Delrio e cioè che sia il Sindaco Metropolitano eletto da tutti i residenti della Città Metropolitana ad essere anche il Sindaco di Milano e non viceversa, sul modello di alcuni paesi europei“.

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